
Calzone a Bi-Zona: “Stadio? La politica deve fare pace con sé stessa”
Intervistato dai nostri Fabio Tedesco e David Majorca nel corso della trasmissione Bi-Zona, andata in onda sui canali social di TifosiPalermo, il giornalista del Corriere dello Sport Tullio Calzone ha rilasciato alcune dichiarazioni su diverse tematiche circa il campionato di Serie B, l’andamento del Palermo e il tema della stabilità economica di alcune società in difficoltà. Ecco le sue parole.
Le parole di Tullio Calzone a Bi-Zona
Sulla Sampdoria: “Quando cambi tanti allenatori significa che chi ha pensato a questo progetto ha sbagliato qualcosa. Hanno preso tanti portieri a gennaio, non lo sanno neanche loro quanti. C’è molta confusione dal punto di vista manageriale: la società ha grossi problemi dal punto di vista finanziario, viene garantita da prestiti. Abbiamo visto quanto in Serie C rischiamo di vedere fallimenti che vanno a impattare anche sul merito sportivo, che dovrebbe essere il valore principale di una competizione”.
Sui problemi del sistemo calcio in Italia: “Ci sono molti debiti, c’è una differenza enorme tra chi produce la ricchezza e poi chi ne deve usufruire. Non si regge più un format di 100 società professionistiche: si parla da anni di una riforma, ma non è mai stato fatto nulla. Bisogna fare ragionamenti seri. Il calcio italiano ha un padrone assoluto: i procuratori. A scapito di un sistema che andrebbe rivisto e che non regge più. Mi ricordo il Palermo e i problemi che ha avuto: se non si creano delle regole dove la sostenibilità economica dei club viene salvaguardata, vedremmo sempre situazioni gravi. Se si prendono i bilanci di 20 anni fa, le italiane producevano più ricchezze del Real Madrid, che oggi produce il quadruplo. Ha fatto diversi investimenti, e la ricchezza genera anche successi“.
Sul tema stadio e politica
Sugli stadi italiani: “Vedere uno stadio in cui piove dentro e con una tribuna stampa fatiscente… non è un problema solo di Palermo, anche a Lecce era uguale. La politica deve iniziare a fare pace con se stessa, almeno il calcio deve essere fruito in un modo diverso. Ora c’è Abodi, che ha portato un modulo infrastrutturale di uno stadio modulare fatto con la A.I.C: l’abbiamo portata all’estero, ce la copiano e noi non riusciamo a farla. Se pensiamo al calcio come un bilancio sociale, che aggrega le persone, dobbiamo investirci. Il calcio sennò ha sempre bisogno di uno sceicco che non sempre c’è: quando non c’è stabilità economica poi si inseriscono persone che combinano guai”.
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